Da poco più di due anni è nata l''European Association of Racing Schools la cui sigla, EARS, è stata scelta, non a caso, per quello che in inglese significa. Ascoltare quelle che sono le esperienze altrui per imparare e cercare di migliorare il proprio lavoro è, infatti, uno dei motivi principali che spinge ogni sei mesi i membri fondatori ad incontrarsi. In occasione dell''ultimo meeting, che si è tenuto a Chantilly l''11 giugno scorso, la presidenza dell''associazione è passata all''Italia nella persona di Stefano Meli.
Questi incontri servono per trovare nuovi spunti ma anche per deprimersi, come ci spiega Stefano Meli. «In queste occasioni i sentimenti sono proprio contrastanti, perché si capisce come, negli altri Paesi europei, la formazione professionale abbia un ruolo strategico per l''ippica. Vi faccio l''esempio del Northern Racing College di Doncaster, che ha recentemente costruito un nuovo edificio per accogliere i suoi studenti (2.500 in 19 anni, il 47% dei quali è tuttora impiegato nel settore ippico), e che è il punto di partenza per un ambizioso progetto di rilancio della depressa economia locale. Si formano giovani per l''ippica che vedrà nascere a Doncaster un centro d''allenamento importante e un aeroporto, in supporto all''attività dell''ippodromo e della casa d''aste. Il Northern Racing College ha ottenuto, per il 2004, un aumento di fondi pari al 30%. In Irlanda, l''Horse Racing Ireland ha contribuito in maniera sostanziale alla costruzione di un grande maneggio coperto con annessi 30 box e la palestra, nonché un edificio destinato alla scuola di mascalcia. La stessa AFASEC, dopo aver passato un periodo di crisi ha adesso un nuovo direttore e una nuova denominazione, Ecole des Courses Hippiques, con i quali tenterà il rilancio della propria attività che coinvolge circa 600 studenti all''anno».
Francia, Inghilterra, Irlanda: i programmi sono stabiliti a medio e lungo termine, un obiettivo, o piuttosto una chimera per noi? «In Italia si naviga a vista, nonostante gli strumenti legislativi esistano. Purtroppo da due anni a questa parte si verifica un continuo scaricabarile tra Regioni e Unire e tutto prosegue solo grazie alla sensibilità di coloro che credono fortemente nell''assoluta importanza della formazione professionale degli uomini per l''ippica del futuro, e non vogliono vedere disperso un patrimonio di risorse umane così difficilmente messo insieme. Per questo ogni anno a Pisa non sappiamo fino all''ultimo momento se potremo fare il nostro corso, quando potremo iniziare, quali saranno i criteri di selezione e così via, mentre le altre scuole hanno un impiegato addetto 365 giorni l''anno al reclutamento di nuovi allievi». E possono sembrare superflui anche gli sforzi che Stefano Meli a livello locale ha portato avanti e che hanno determinato l''inserimento della scuola ippica nel piano agricolo della Regione Toscana.
Quello della formazione professionale è solo lo spunto dal quale partire per dare uno sguardo panoramico all''ippica italiana. Stefano Meli, 47 anni, direttore dell''Alfea dal 1991 e da quest''anno anche amministratore delegato, è molto critico sulla carenza d''azione programmatica che caratterizza il nostro settore. «Voglio fare un esempio banale. Il giorno dopo il meeting doveva disputarsi a Longchamp una corsa per gli allievi delle nostre scuole. L''iniziativa non è andata a buon fine e la corsa non c''è stata. Abbiamo deciso di provare ad organizzarne un''altra in autunno e l''unico posto dove questo era possibile era l''Italia. Perché? Perché negli altri Paesi le proposizioni di tutte le corse devono essere comunicate prima della fine dell''anno precedente, per essere inserite nel calendario nazionale, mentre questo in Italia viene pubblicato mensilmente».
Già, il calendario. Stefano Meli fa parte della commissione tecnica per la programmazione e conosce bene la situazione. «Nel gennaio 2003 è stato prodotto unitariamente un documento contenente una proposta di programmazione. Questa proposta è stata completamente e incomprensibilmente ignorata dai vertici dell''Unire. In compenso la distribuzione delle giornate è stata effettuata senza motivazioni tecniche e produttive. Non solo, ma il secondo semestre 2003 è stato varato senza aver interpellato le Società di corse, che si sono viste calare dall''alto un calendario in alcuni casi non condiviso. Questo perché non tiene conto della storia, dei programmi e delle legittime e ragionevoli aspettative degli ippodromi. L''Unire non governa l''ippica, ma impone decisioni estemporanee, spesso dettate più da motivi clientelari che da un serio programma di sviluppo del settore».
L''altro argomento sul quale Stefano Meli punta il dito, è quello relativo alle convenzioni con le Società di corse. «Da più parti si levano voci che giustamente sottolineano la professionalità di livello internazionale di allenatori e fantini italiani e, al tempo stesso, le stesse voci sottolineano la mancanza delle strutture necessarie per l''allenamento. Questo non è vero, perché anche in Italia si possano allenare veri campioni e lo dimostrano, per rimanere all''attualità, Le Vie dei Colori, Altieri e, qui a Pisa Sunstrach, Super Tassa e Prince Kirk. Il vero problema è che le Società hanno gravi problemi nella gestione degli impianti per la mancanza di punti di riferimento economici e normativi che l''Ente deve dettare per premiare quanti si impegnano per fornire buone strutture e facilitazioni per allenare. Questo vale ovviamente anche per gli ippodromi. Se non c''è uno stimolo a migliorare la qualità dei servizi offerti agli operatori ippici e al pubblico, il criterio predominante è e sarà quello di spendere il meno possibile per queste voci, e gli imprenditori saranno ancor più danneggiati».
Proprio mentre si svolgeva il meeting dell''EARS a Chantilly, Ettore Landi decideva di portare i suoi portacolori in Inghilterra, una decisone che tocca anche il centro d''allenamento di San Rossore dove Landinium & Co. risiedevano. «A Parigi abbiamo appreso questa notizia che è, purtroppo, una conferma di quanto detto prima. Comprendiamo lo stato d''animo di Ettore Landi, e ci auguriamo che prima o poi torni sulle sue decisioni. Dobbiamo una volta per tutte capire che il cliente delle Società di corse non è l''Unire, l''Ente ippico che deve dettare le regole. I nostri clienti veri sono gli operatori ippici, con i quali organizziamo lo spettacolo, il pubblico degli ippodromi, al quale dobbiamo offrire quanto di meglio in termini di comfort e servizi, e il pubblico delle agenzie, che merita una produzione televisiva di qualità. Tutto questo è la base del marketing necessario per vendere il nostro prodotto. In Italia chi ci prova non viene incoraggiato ma, anzi, spesso viene deriso».
Dai proprietari agli allenatori il passo è breve, e non può mancare una domanda riguardo all''annunciata decisione dell''Unag di ritirare le deleghe alle Società di corse. «Questa è una decisione che non comprendo, perché gli unici a subirne le pesanti conseguenze sarebbero i proprietari e i fantini ai quali i premi giungerebbero con grave ritardo. Le Società di corse verrebbero sollevate da un compito gravoso. Noi ci sentiamo in sintonia con gli allenatori e con gli altri colleghi degli ippodromi e mi auguro che l''iniziativa dell''Unag sia una provocazione tendente ad aprire un dialogo. A mio avviso, coloro che intendono svolgere la propria attività in modo professionale hanno bisogno di regole precise che riescano a valorizzare la loro professionalità. Una contrapposizione tra ippodromi e categorie è strumentale e funzionale solo a chi ha interesse a mantenere il caos».
Siamo arrivati alla conclusione di questa intervista, e Stefano Meli ci congeda con un augurio all''ippica e con un quesito. «Anche in queste ultime settimane sul giornale si sono viste lettere da parte di rappresentanti delle varie categorie alle quali hanno risposto altre lettere, in un vortice senza fine che ci porta lontano dal nocciolo della questione. Non dobbiamo perderci dietro sterili dibattiti ''di bottega'' né tanto meno dialogare sui massimi sistemi. Dobbiamo solo seguire chiare e semplici linee che partono da un programma, messo a punto dall''Unire e condiviso con i soggetti produttivi dell''ippica. I risultati si potranno ottenere solo se tutti lavoreremo in questa direzione. Mi auguro che chi ancora crede nell''ippica come sport, come occasione per spendere e far spendere bene il tempo libero, ma soprattutto come impresa, non si rassegni e non molli proprio ora che un nuovo consiglio d''amministrazione si appresta a governare l''Unire guidato da un nuovo presidente. Spero anche che l''Ente possa essere liberato da quell''emergenza finanziaria che da due anni ha costantemente spostato l''attenzione sui problemi economici. In dodici anni di presenza nell''ippica, ho avuto modo di vedere all''opera un solo consiglio d''amministrazione e non so quanti Commissari. Ogni volta le decisioni importanti sono state demandate a chi sarebbe seguito, tanto da farmi sorgere un dubbio: non sarà che questa situazione di continua incertezza fa comodo a coloro i quali solo dalla precarietà traggono vantaggio?». |