Il comune denominatore


Il Governo sta attraversando la più brutta crisi dal momento del suo insediamento. Il nostro settore, che dal punto di vista del mercato potrebbe avere meno tensioni, ne risente in maniera esponenziale: il decreto, lo chiamiamo solo così, data la notorietà acquisita, non riesce a vedere la luce, ora per una ragione ora per l''altra. Al momento di scrivere, tutte le riunioni di commissione sono state annullate, data la situazione politica contingente. E siamo ancora appesi al filo delle speranze, delle congetture, delle ipotesi; dei tentativi di compromesso tra le varie posizioni che riproducono fedelmente la situazione più generale. Riceviamo da molte organizzazioni ippiche tutte le considerazioni che la preoccupazione fa scaturire. Tutte differenti, tutte attente a difendere le proprie posizioni, ma tutte accomunate dal desiderio di venirne fuori. Snapt evidenzia l''origine della crisi e come gli attori dovrebbero ora recitare un mea culpa, invitando le parti in causa ad assumersi le proprie responsabilità. Unagt, attraverso due comunicati, precisa di dar per scontato che provvidenze allevatori e montepremi devono essere in linea con quelli del 2002, inoltre, in un altro immediatamente successivo, lamentando sia la diminuzione del montepremi che, in altri 5 punti, rispettivamente l''aumento di premi per allevatori, il nulla di fatto sui minimi garantiti, per il pagamento dei premi e delle indennità, la mancata convocazione per ottenere chiarimenti e infine per la mancata istituzione del tavolo tecnico. Per tutte queste ragioni gli associati Unagt, dall''11 luglio entreranno in pista con trenta minuti di ritardo, sino all''istituzione di un tavolo negoziale. Federippodromi, attraverso una lunga e articolata lettera al Ministro Alemanno, analizza la situazione da molti punti di vista, più o meno condivisibili. (Non bisogna infatti dimenticare che i rappresentanti dei concessionari a loro volta si erano precedentemente espressi a favore di una penalizzazione per gli inadempienti per le quote di prelievo. Per inciso i più importanti concessionari stanno adempiendo agli obblighi). Ma anche attraverso questa missiva di Federippodormi (che cerchiamo di sintetizzare all''interno del giornale) si percepisce una forte voglia di venire fuori da questa crisi che, per quanto ci riguarda potremmo quasi definire artificiale, non generata cioè da problemi di mercato che pure, se si continua con questa trascuratezza, con questa spasmodica attenzione al ''monopolizzante problema'' finiranno per esserci. Non si deve infatti perdere di vista il fatto che accantonare esigenze fondamentali per il mantenimento in salute del settore (programmazione, strutture ippodromi, affluenze pubblico e tutto quel che consegue) può anche causare qualche inconveniente che, prima o poi, necessiterà di cure. Insomma, la voglia di venirne fuori c’è, e per ora c’è anche il mercato, partito bene e adesso... stabile. L’ippica deve continuare ad avere la forza e il coraggio di combattere insieme, senza perdere la lucidità, senza perdere di vista l’obiettivo comune. Una risposta positiva è a questo punto urgente per rimediare, indispensabile per il mercato, doppiamente colpevole se assente. Vorremmo, se possibile, tornare a occuparci di programmi, di corse, di Varenne, magari, se è vero.

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