Una serata diversa


Per chi viene dalla città, diciamo Milano, Varese e il suo ippodromo hanno un paio di must da non sottovalutare. Innanzitutto l’aria, frizzante e quasi alpina anche in una stagione torrida come questa. Non è poco, vi assicuro, arrivare dopo una giornata di lavoro in un’oasi di verde e freschezza. E poi la sensazione di essere in vacanza, a mezzora dalla maledetta scrivania e dal computer. Un pizzico di libertà insomma, senza stare a diventar matti, e poi un bell’ippodromo, appena rinnovato e pronto ad accoglierti a braccia aperte. Non solo alberi e verde, dunque, ma anche un servizio di ristorazione di qualità, punti gioco a volontà, bar e iniziative varie per accendere l’estate varesina. Direte voi, tutto questo è un optional, la base sono le corse. E allora, diciamo noi, che anche da questo punto di vista le cose sono migliorate, e non poco. Quest’anno il programma estivo è davvero invitante, l’abbuffata di sabbia è diminuita e c’è spazio per un’attività in erba qualificata e redditizia. Il giusto mix, insomma, per divertire e anche a livello tecnico elevare le corse non solo come quantità di partecipanti ma anche come qualità. Poi, naturalmente, ognuno ha le sue fisse: l’anello delle Bettole è una pista particolare dove alcuni fantini si esaltano e danno il meglio. Una volta c’era Niccolino Mulas, vera e propria sicurezza tra i pesi piuma, “ragazzo“ che a Varese ha sempre colpito duro (vero Voltumnia?). Oggi il consiglio è di seguire un jockey che nel 2003 sta vivendo la sua annata migliore e che a Varese è reduce da parecchi exploit, non ultimo un triplo di vittorie. Stiamo parlando di Luca Maniezzi che è cresciuto alle Bettole e quando sente aria di casa si esalta. Poi un occhio di riguardo alle giubbe locali, alla passione dei gentlemen che qui hanno dato un volto e una storia al galoppo. Primo fra tutti Pinuccio Molteni, quando vince lui alle Bettole è festa grande, e poi i colori di due amici che non ci sono più ma la cui passione è ancora viva: l’argento-azzurro di Piervittorio Zaini e il bianco-arancio di Giorgio Macchi. In fondo, per emozionarsi basta poco, corse e cavalli sono l’ingrediente giusto ma non bastano. Bisogna circondarli di cose belle e buone, piccole attenzioni che fanno sentire lo spettatore partecipe e protagonista. Il successo di Varese è tutto qui.

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